Recensione Boyhood (no spoiler)

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Nominato a 6 premi Oscar e vincitore di 3 Golden Globe, Boyhood è uno degli esperimenti cinematografici più interessanti e meglio riusciti degli ultimi anni. Tutti questi riconoscimenti e giudizi positivi non stupiscono e anzi, dopo la visione della pellicola, si può affermare che siano assolutamente meritati.

La trama è delle più semplici: la vita di un ragazzo che deve convivere con le difficoltà del quotidiano, a partire dai disastrosi matrimoni di sua madre fino al suo ingresso nel mondo universitario. Fin qui la storia parrebbe scontata, già sentita e perfino noiosa; ciò che differenzia questo film da tutti gli altri è il fattore temporale. L’opera infatti è stata girata in 12 anni: ogni anno il regista con la troupe e gli attori si ritrovavano e giravano un pezzo di film, cioè un pezzo di vita di Mason, il protagonista (Ellar Coltrane). Gli attori non sono mai stati cambiati durante tutti questi anni ed è evidente infatti la loro crescita sia dal punto di vista fisico che da quello mentale, psicologico.

Si parte con il bimbo Mason di sei anni e si conclude con l’ormai adulto Mason diciottenne, accompagnato dalla sorella Samantha (Lorelei Linklater) e dalla madre Olivia (Patricia Arquette). Ruolo secondario ma di incredibile importanza è affidato al padre naturale del protagonista interpretato da Ethan Hawke, figura fondamentale per la crescita del giovane ragazzo.

Il tema del tempo è la colonna portante del film, forse il vero protagonista della pellicola; non viene scandito da didascalie ma da occasioni, da rimandi artistici come libri, film, canzoni. Riusciamo ad orientarci negli anni grazie all’uscita del nuovo libro di Harry Potter, dall’uscita in sala de “Il cavaliere oscuro” o dalle canzoni di Lady Gaga. Inoltre ciclicamente i capelli vengono tagliati e ricrescono, segno del tempo che scorre; altri esempi come la prima barba, il primo orecchino, la prima vera fidanzata descrivono il passare del tempo e la crescita del personaggio.
Quasi come se stessimo sfogliando un album di famiglia, il film ci propone momenti della vita quotidiana scegliendo spesso di mostrare quelli che nella nostra vita ci sembrano i più banali, dimenticabili o di secondaria importanza. Così il banale supera per importanza tutto il resto epifanizzando la vera essenza del reale, posto ogni giorno davanti ai nostri occhi ma che costantemente ci sfugge.

Particolarmente interessanti i dialoghi, molti rimarranno impressi nella memoria dello spettatore per la loro forza comunicativa: da quello con il professore di fotografia (“scegli chi vuoi essere!”), passando da quello con il padre naturale (“tu rispondi solo a te stesso!”) per finire con il dialogo con una nuova amica. Proprio questo sembra voler riassumere il senso del film: “Sai quando si dice cogli l’attimo? Non lo so, io invece credo che succeda il contrario: è l’attimo che coglie noi! – Si lo so, è come una costante. L’attimo è come se fosse sempre ora, no?”. In questo continuum temporale siamo noi a definire quale sia il nostro attimo, quale momento rendere speciale in quanto potenzialmente ogni attimo potrebbe esserlo. Da qui la scelta del regista di condividere i vari attimi che colgono di sorpresa i personaggi e le loro vite.

Si sviluppa inoltre una tematica sulla nozione di controllo, che il protagonista rigetta continuamente: controllo dei suoi genitori, controllo quasi complottistico americano, controllo delle vite da parte dei cellulari, dei social network e della tecnologia in generale. E’ bene precisare che questo è solo uno dei tanti temi affrontati dal regista; la visione è consigliata per cogliere tutte le (quasi) infinite sfumature che la pellicola propone, tutte possibili fonti di interessanti dibattiti e riflessioni.

Concludendo, Boyhood è film caldamente consigliato a tutti; merita la visione anche solo per l’incredibile esperimento del regista. Per quanto riguarda la parte tecnica è una pellicola curata e ben ripresa, pochi i difetti o gli eventuali piccoli errori. Si merita i premi e le nomination che ha ricevuto, e si spera che riesca a vincere almeno un paio di Oscar. Da recuperare, se possibile, anche la trilogia sulla coppia di Linklater: un’accurata e interessante analisi sul rapporto di coppia, le difficoltà, la convivenza e l’amore.

Recensione Boyhood (no spoiler)ultima modifica: 2015-01-25T17:44:54+01:00da cinemozione
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