Recensione Nightcrawler – Lo sciacallo (no spoiler)

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In una Los Angeles diversa da quella che ci propongono a Hollywood vive Lou Bloom (Jake Gyllenhaal), un ragazzo che si mantiene grazie a furti occasionali e vendendo ciò di cui si è impossessato illegalmente. Rifiutato per l’ennesima volta nel mondo del lavoro, Lou assiste a qualcosa che cambierà la sua vita: un incidente tra automobili. Inspiegabilmente appaiono due cameraman che riprendono l’eroico salvataggio da parte di due agenti di polizia di una donna incastrata nelle lamiere della vettura; il filmato sembra ben riuscito e l’uomo con la telecamera vende ad un emittente televisivo locale le esclusive riprese dell’accaduto per una cifra non indifferente. Da qui l’illuminazione: compra una telecamera e una radio con la prospettiva di fare soldi facili ed un lavoro praticamente onesto.

Lou sembra incarnare ciò che si può considerare la feccia della società, quella porzione di gente che verrebbe definita al pari dei delinquenti poiché approfittatrice e non curante di ciò che è eticamente corretto. Quando comincia poi a fare soldi vendendo la cruda realtà ai telegiornali effettivamente la situazione non cambia: il denaro arriva sempre speculando sulle disgrazie altrui, continuando in un certo senso a vivere alle spalle della società come appunto uno sciacallo. Il duro cinismo e la freddezza che caratterizzano il personaggio crescono con l’aumentare del denaro incassato. Impassibile davanti a qualsiasi scena, l’occhio della sua telecamera riprende la realtà senza sentimento e senza pietà.

Sempre più accecato dal desiderio di essere riconosciuto dalla direttrice del telegiornale (Rene Russo) come il miglior reporter in circolazione, Lou inizia a commettere anche qualche reato al fine di ottenere un servizio di fortissimo impatto visivo ed emotivo. La sintonia che si crea tra i due personaggi è inquietante per la sua natura, sembrano essere eccitati dalle scene riprese dal protagonista: la direttrice per lo “share” che otterrà la sua edizione del telegiornale, e Lou per i soldi che riceverà in cambio di tali immagini. Una scena di incredibile impatto vede i due quasi baciarsi tenendo dietro di loro l’immagine fissa di un cadavere a terra.
Sebbene la critica che rivolge il film ai media sia palese, ancora più aspra è la denuncia che il regista decide di mostrare nei confronti del montaggio del servizio che andrà in onda e della sua costruzione ben studiata. Hollywood si dimostra sempre presente, i servizi televisivi si dimostrano veri e propri film che prima di essere mandati in onda vengono modificati, a cui vengono aggiunti suoni, rumori,piccoli particolari: la spettacolarizzazione della notizia diventa l’obbiettivo dei presunti giornalisti che cercano solo di attirare a sé la maggior fetta di pubblico possibile.

Così quello che è “il sogno americano” si concretizza per Lou; un sogno fatto di menzogne e atti scorretti per poter sopravvivere nella giungla che è la televisione. Infarcito di falsa retorica ed insegnamenti approssimativi, il protagonista inganna senza alcun riguardo chiunque gli si pone davanti per il raggiungimento dei suoi obbiettivi, per puro interesse personale.

Tra i vari temi trattati troviamo inoltre quello sempre attuale dell’immigrazione e dei poveri stranieri disposti a tutto per qualche soldo e quello della disillusione borghese: uno dei primi consigli che il protagonista riceve dalla direttrice è infatti di concentrare le sue riprese su famiglie benestanti e bianche vittime di stranieri, immigrati e persone povere; in questo modo l’interesse generale sarebbe stato più alto, a nessuno interessa di uno straniero morto per mano di un altro straniero. Vittimizzare solo le famiglie borghesi è una tecnica perfetta per ottenere un alto numero di consensi da parte della popolazione, fomentando il nazionalismo intollerante che contraddistingue ogni paese. Da qui la svolta del regista, che svela la vita segreta della famiglia borghese detentrice di ingenti quantità di droga da rivendere sul mercato. Informazione che ovviamente la direttrice del telegiornale decide di omettere.

Il film è una vera rivelazione: ben curato sotto tutti gli aspetti segna l’ottimo esordio come regista di Dan Girloy che ne ha curato anche la sceneggiatura, meritando la nomination all’Oscar come Miglior sceneggiatura originale. Stupore generale invece per la mancata nomination come migliore attore a Gyllenhaal, che in questo film interpreta in modo stupefacente il suo personaggio conferendogli credibilità ed entrando perfettamente nella parte.

Recensione Nightcrawler – Lo sciacallo (no spoiler)ultima modifica: 2015-02-04T10:39:10+01:00da cinemozione
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