Recensione Birdman (no spoiler)

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Birdman (o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza) è il nuovo capolavoro di Alejandro González Iñárritu che vanta la nomination e ben 9 premi Oscar ed innumerevoli altre riconoscenze: da Venezia ai Golden Globe la pellicola ha riscosso successo in tutte le più importanti manifestazioni di cinema.
Il motivo di tale entusiasmo generale è dato dall’incredibile forza visiva e concettuale che il film sprigiona, un esempio perfetto di maestria tecnica che veicola un infinito numero di messaggi concettuali e significati più o meno espliciti.

Il film vede Riggan Thompson (Michael Keaton) indaffarato nell’adattamento di uno spettacolo teatrale tratto dal celebre “What we talk about when we talk about love” di cui è autore, interprete principale e regista. Riggan in passato era un attore famoso per la sua interpretazione di Birdman, classico blockbuster fantascientifico in cui il suo personaggio era un supereroe che riusciva a salvare la città dai vari mostri. Il protagonista vede così la possibilità di un riscatto della sua immagine nello spettacolo teatrale: non vuole essere più considerato solo la celebrità che interpreta un personaggio dei fumetti ma vuole essere riconosciuto per il suo effettivo talento, per la sua bravura recitativa e la sua qualità come persona d’arte.
Certo preparare uno spettacolo non è cosa da nulla e non mancano innumerevoli imprevisti che, seppur nascosti da un’ironia generale di fondo, fanno vacillare il già precario equilibrio interiore (e di conseguenza esteriore) dell’attore.

E’ curioso come un film per molti tratti anti-Hollywood come Birdman abbia riscosso così tanto successo proprio ai premi dell’Accademy, che di Hollywood sembra essere il portavoce principale negli ultimi anni. Simile, da questo punto di vista, all’ultimo film di Cronenberg (Maps To the Stars) che però attacca il sistema Hollywoodiano in quanto creatore di prodotti sempre più artisticamente mediocri ed al contempo fabbrica di “Stars” iconizzate e standardizzate. Birdman concentra la sua critica sui blockbuster supereroistici, sulla tendenza sempre più diffusa di girare cinecomics che sono costruiti solo sulla presenza dell’attore famoso e degli effetti speciali, trascurando trama e valori concettuali che passano inevitabilmente in secondo piano.

Stupefacente l’esperimento del regista di riprendere il film in lunghissimo ed interminabile piano sequenza (quasi a richiamare il bellissimo “Nodo alla Gola” di Hitchcock): la telecamera non ha mai stacchi, mai pause; si muove e segue gli attori, passa da soggettiva a oggettiva, si avvicina per cogliere i particolari e si allontana per mostrare il contesto. Iñarritu stesso in un’intervista afferma che questa sua decisione sia data dal voler mescolare vita e film: quando di mattina apriamo i gli occhi è come se iniziasse un lunghissimo piano sequenza che si conclude poi la sera. In questo ininterrotto flusso impetuoso di vita siamo i protagonisti e viviamo ogni cosa, dalle più incredibili alle più banali e noiose. L'”editing” lo facciamo quando raccontiamo ad altri di eventi che ci sono successi, tagliando i dettagli per rendere la nostra storia più interessante.
Nonostante questo in Birdman non ci sono scene di secondaria importanza, questo costante occhio sempre aperto riprende tutto esattamente come accade. Proprio come nel teatro.

Menzione speciale al cast eccezionale: Michael Keaton recita in modo formidabile e riesce a rappresentare il dissidio interno del suo personaggio in modo perfetto: essere Birdman per l’ultima volta ed assecondare ciò che il pubblico vuole o cercare sé stesso in altro?
Edward Norton interpreta magistralmente un attore giovane e sicuro di sé che riesce a dare il proprio meglio sul palco, sembra essere nato per quella ragione. Anche Emma Stone risulta credibile nel ruolo affidatole, ovvero la problematica e sensibile figlia di Riggan.

Il modo con il quale viene affrontato il tema del successo e dell’autorialità risulta essere a dir poco azzeccato: un litigio con il più famoso critico teatrale mette in luce le problematiche presenti sia nell’ambito della critica, spesso concentrata solo su giudizi superficiali che non tengono conto dell’impegno di coloro che compongono l’opera, sia nell’ambito dell’autore, pieno di sé ed in cerca di fama più che di effettiva qualità.
Cosa cerca allora Riggan con questo spettacolo? Un riconoscimento delle sue doti o semplicemente la fama e l’ammirazione del pubblico devoto ad un mito del passato?

Un finale sorprendente, visto con i grandissimi occhi azzurri della Stone, cercherà di chiarire la questione, lasciando allo spettatore la libertà di decidere quale sia il meglio per il protagonista e il finale che preferirebbe vedere.

Da notare la colonna sonora, composta soltanto da una batteria.

Birdman è senza dubbio un film che lascerà un segno non indifferente nella storia del cinema, un vero e proprio film d’autore che raggiunge picchi altissimi con una maestria tecnica come non si vedeva da tempo. Un film che indubbiamente vale le nomination all’Oscar che ha ricevuto e che personalmente guarderò ancora più volte per coglierne tutti i tratti. Da vedere.

Recensione Birdman (no spoiler)ultima modifica: 2015-02-12T19:21:56+01:00da cinemozione
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